5 cose che potresti non aver notato in “The Last Dance”

Episode 9 & 10 edition

Per chi ha divorato ogni lunedì mattina le due ore dedicate alla dinastia dei Chicago Bulls, il risveglio della prossima settimana sarà piuttosto vuoto. The Last Dance è finita, stracciando ogni record in Italia e facendo registrare una media di 12.1 milioni di spettatori nelle 10 puntate (dati raccolti solo negli Stati Uniti per ora). Le ultime due puntate hanno rappresentato la punta dell’iceberg, l’ultimo sforzo di un gruppo che è andato oltre ogni difficoltà. The Last Dance si chiude con “The Last Shot”, il tiro che manda al tappeto i Jazz e che permette ai Bulls di vincere il sesto titolo in otto anni. Tanti i dettagli importanti negli episodi 9 e 10, sicuramente il round di puntate più fotografico di tutti. Qualcosa, come sempre, potrebbe esservi sfuggito.

Il primo telefono di Michael Jordan

L’epoca di Jordan è stata probabilmente una delle ultime senza l’avvento dei social media, senza Twitter, senza i primi dispositivi tecnologici che hanno cambiato il modo di concepire lo sport e l’intrattenimento che c’è dietro – basti pensare che appena qualche anno dopo Shaq avrebbe avuto un telefono nella sua gigantesca scarpa da basket. Durante le NBA Finals del 1997 contro i Jazz, Michael Jordan viene ripreso dalle telecamere con un telefono cellulare, presumibilmente uno degli avanguardistici Motorola flip. Con la solita camicia targata “Michael“, Jordan è stato quindi precursore anche dell’utilizzo del cellulare negli spogliatoi?

Le Oakley Mars Leather

Gli occhiali da sole sono stati una costante durante tutte le puntate di The Last Dance e Jordan, essendo il più inquadrato, ha mostrato al mondo come lo stile passi anche attraverso gli accessori più incredibili. MJ è stato testimonial Oakley per diversi anni e l’azienda di Foothill Ranch in California ha realizzato collezioni dedicate all’icona culturale della decade. Durante la docuserie Jordan si è fatto vedere con le Romeo, le Pro M Frame, le Straight Jacket, le Trenchcoat, le T Wire, le M Frame, le Eye Jacket ma soprattutto le Mars Leather, lanciate sul mercato nel marzo 1998 e indossate in occasione della parata dello stesso anno. A differenza di Reebok, che ha riprodotto la track jacket del Dream Team ’92, Oakley non ha rimesso sul mercato la Mars Leather.

La playlist di Kenny Lattimore

Una delle parti più cool delle ultime due puntate è stato il momento in cui Jordan sale sul pullman della squadra dopo lo shootaround con tanto di cuffie e musica a palla. Michael è presissimo dalla musica e segue il ritmo con la testa. Qualcuno gli domanda cosa stesse ascoltando e la risposta è molto semplice: “Kenny Lattimore. È nuovo, non è ancora uscito. È un mio amico, sai com’è“. Risposta di Michael, da Michael. Arriva la conferma immediata anche via Twitter da parte dell’artista, che conferma quanto detto da MJ.

Kenny Lattimore ha pubblicato “From the Soul of Man” il 20 ottobre del 1998, ma prima ha voluto chiedere a Michael un consiglio sulla qualità della sua musica. La canzone in questione, a detta dell’artista, è “Day like this” ed è tutt’altro che hype. I gusti di Jordan sulla playlist da ascoltare prima di una partita importante sono sempre stati particolari. Stando ad un’intervista rilasciata nel 2014, Jordan prima di ogni match delicato era solito caricarsi con “Giving You the Best That I Got” di Anita Baker.

Nuova Jordan unreleased?

Durante la sessione di tiro al Delta Center di Salt Lake City, Michael è rilassato, scherza con i compagni e con la troupe che ormai segue ovunque i Chicago Bulls. Ai piedi di Michael, però, si notano delle scarpe probabilmente mai rilasciate, esattamente come quelle pubblicate nelle ultime ore da Edison Chen. Versione low, quasi come non fossero scarpe da basket e con il solito logo di Air Jordan sopra, potrebbero essere le seconde unreleased shoes della serie.

I tappi per le orecchie della panchina dei Bulls durante le partite al Delta Center

Spesso la NBA Basketball viene etichettata come intrattenimento e non come sport solo ed esclusivamente perché c’è una maniacale cura di tutto ciò che circonda una semplice partita. Spesso i tifosi NBA vengono criticati perché non applicano il canonico tifo da stadio nelle immense arene. La visone europeistica e calciofila del tifo non è applicabile alla NBA moderna, ma alcuni palazzetti della fine degli anni ’90 erano paragonabili ad una bolgia infernale per i decibel che riuscivano a produrre. Tra questi impianti c’è sicuramente il Delta Center – ora Vivint Smart Home Arena – che obbligava il coaching staff dei Bulls ad avere tappi auricolari nelle orecchie per evitare il rumore assordante.