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Il braciere dell’Arco della Pace resterà a Milano? Il futuro della fiamma olimpica accende il dibattito

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    YOUparti
  • 8 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min
Un’opera che guarda al futuro (con radici nel passato)    Il braciere non è solo una struttura scenografica: è un progetto artistico e ingegneristico firmato da Marco Balich, insieme a Lida Castelli e Paolo Fantin.  L’ispirazione? Il sole, fonte primaria di energia e vita. E soprattutto il genio di Leonardo da Vinci, con i suoi celebri “Nodi”: intrecci geometrici che simboleggiano armonia, equilibrio e dialogo tra natura e ingegno umano.  Un omaggio potente a Leonardo e al suo legame storico con Milano, città che da sempre coniuga creatività, tecnologia e visione.

Dove andrà il braciere olimpico che oggi illumina l’Arco della Pace quando le Olimpiadi saranno finite? È la domanda che in tanti si stanno facendo. E la risposta, per ora, lascia spazio alla speranza: potrebbe restare a Milano.

A dirlo è stato il sindaco Giuseppe Sala, che ha espresso la volontà di trovare una collocazione museale per il braciere, così da trasformarlo in un simbolo permanente dei Giochi. L’idea è chiara: non disperdere un’eredità che ha acceso l’entusiasmo della città e che rappresenta uno dei segni più forti delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.

Il primo cittadino ne ha parlato durante un evento promosso da Assolombarda, sottolineando come queste siano tra le Olimpiadi più seguite di sempre dal punto di vista mediatico. Un risultato che, al di là delle polemiche, racconta una città protagonista sulla scena internazionale.

Un’opera che guarda al futuro (con radici nel passato)


Il braciere non è solo una struttura scenografica: è un progetto artistico e ingegneristico firmato da Marco Balich, insieme a Lida Castelli e Paolo Fantin.

L’ispirazione? Il sole, fonte primaria di energia e vita. E soprattutto il genio di Leonardo da Vinci, con i suoi celebri “Nodi”: intrecci geometrici che simboleggiano armonia, equilibrio e dialogo tra natura e ingegno umano.

Un omaggio potente a Leonardo e al suo legame storico con Milano, città che da sempre coniuga creatività, tecnologia e visione.

Una “macchina” simbolica in movimento


Realizzato in alluminio aeronautico — leggero ma estremamente resistente — il braciere è pensato come una struttura viva. Si apre e si chiude, in un movimento continuo che richiama il passare del tempo, il ritmo del giorno e della notte.

Quando si espande, il diametro passa da 3,1 a 4,5 metri. Al suo interno custodisce la fiamma in un contenitore di vetro e metallo, protetta da un sistema sofisticato composto da 244 punti di snodo e 1.440 componenti meccaniche.

Non solo spettacolo: il progetto è stato sviluppato con grande attenzione alla sostenibilità. Nessuna dispersione di materiali, emissioni di fumo ridotte al minimo, basso impatto acustico e totale sicurezza per il pubblico.


E dopo i Giochi?


La vera sfida comincia proprio qui. Trasformare il braciere da installazione temporanea a simbolo permanente. Un oggetto che non racconti solo due settimane di sport, ma un momento storico per la città.

Se resterà davvero a Milano, potrebbe diventare uno dei segni più riconoscibili dell’eredità olimpica. Una fiamma che, anche a Giochi spenti, continuerà a parlare di energia, innovazione e futuro.

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